di Giancarlo Usai
Roma, 7 ottobre 2009 - I giudici
della Corte Costituzionale sono tornati a riunirsi in camera di
consiglio poco dopo le 9 di questa mattina per riprendere la
discussione sul lodo Alfano. Ora la seduta è stata
sospesa e riprenderà nel primo pomeriggio. La sentenza
potrebbe arrivare già per le 16. La normativa sull'immunità delle alte cariche dello Stato
sotto la lente della Consulta. Nell'attesa della decisione
della Consulta ripercorriamo le tappe fondamentali della vicenda
ricostruendo i passaggi legislativi e giurisprudenziali oggetto
dell'imminente giudizio. Si tratta di una ricerca di archivio
basata sui documenti e commenti apparsi in questi sei anni su
"Guida al Diritto". La ricostruzione parte dalla prima versione del
"lodo", noto alla cronaca come "Schifani", e prosegue con la
pronuncia della Consulta
n. 24 del 2004. Dopo la prima "bocciatura", il tentativo di
regolare le prerogative delle più alte cariche dello Stato
prosegue con la presentazione del disegno di legge Alfano. Ma
andiamo con ordine. 21 giugno 2003
Viene pubblicata in "Gazzetta Ufficiale" la legge 140/2003, nota
anche como "Lodo Schifani". Nella sua ultima formulazione
l'articolo 1 afferma che "non possono essere sottoposti a processi
penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti
l'assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione
delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del
Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del
Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte
Costituzionale". La legge 140/2003 20 gennaio 2004
La sentenza 24/2004 della Corte costituzionale "boccia" il Lodo.
Per la precisione, ne dichiara illegittimo proprio l'articolo 1,
dal momento che viola i principi di uguaglianza di tutti i
cittadini di fronte alla legge e di obbligatorietà dell'azione
penale. Gli altri articoli del provvedimento, invece, non vengono
modificati in alcun modo. La sentenza 24/2004 Il commento di Tommaso Edoardo
Frosini Il commento di Enrico Marzaduri 26 giugno 2008
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano presenta al Consiglio
dei ministri un nuovo disegno di legge con l'intenzione di
riproporre una nuova normativa sull'immunità delle alte
cariche. Il nuovo testo presenta alcune differenze rispetto alla legge 140/2003: le
cariche coinvolte sono solo quattro (escluso il presidente della
Consulta); i processi rimangono sospesi solo per il termine della
legislatura; le azioni civili di risarcimento possono
proseguire. 25 luglio 2008
La legge 124/2008 viene pubblicata in "Gazzetta Ufficiale". Il
"Lodo Alfano" diventa così legge dopo essere stato approvato
nell'ultima votazione conforme dal Senato: 171 sì, 128 no e 6
astenuti. Nel panorama legislativo europeo, il "Lodo Alfano" è
un caso isolato; infatti, se in molti Paesi è prevista
un'immunità per i parlamentari, limitatamente alla durata
della funzione, i rappresentanti del governo non godono invece di
nessuna garanzia in questo senso. Alcuni Stati riconoscono
un'immunità anche al Capo di Stato e solo la Francia
costituisce un'eccezione, dato che il Presidente della Repubblica
è anche a capo dell'esecutivo. La legge 124/2008 Il commento di Enrico Marzaduri I commenti di Giulio M. Salerno 26 settembre, 4 ottobre 2008
Dopo che il pubblico ministero Fabio De Pasquale ha sollevato il
dubbio di costituzionalità del nuovo provvedimento in
occasione dei processi per cui risulta imputato anche il presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi, i giudici di Milano accolgono il
suo ricorso e presentano alla Consulta la richiesta di
pronunciamento sulla legittimità della legge. In attesa della
decisione dei giudici costituzionali, l'Avvocatura dello Stato ha
depositato una memoria in cui difende lo spirito del "Lodo Alfano",
ricordando l'esistenza di un concreto rischio che le funzioni
elettive non possano essere esercitate con l'impegno dovuto, in
caso di procedimenti penali in corso.
L'ordinanza del tribunale di Milano |